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Io sono Medusa

Estratto dal libro di Roberta Tamiso

E’ una giornata piovosa, umida e fredda. Una giornata di quelle che a Milano non mancano mai e che ti fanno passare la voglia di star fuori.

Non importa perché, comunque, non potrei uscire di qui. E in fondo anche prima, quando la mia vita somigliava a quella di una persona qualunque, che si vede camminare per strada, la mia casa mi bastava. D’altronde non avrei avuto luoghi o persone da frequentare.

Però ricordo bene il freddo di questa città, quando, dopo il lavoro, facevo quel tratto di strada non troppo lungo in periferia, superando il supermercato, la vetrina del negozio di intimo, la cartoleria e la gelateria con la scritta azzurra per giungere, svoltato l’angolo, davanti alla porta della casa in cui ho vissuto per poco meno di tre anni. Beh, la odiavo quella pioggerellina fitta che neppure riuscivi a vederla ma che ti si appiccicava addosso come un insetto viscido e la sentivi sui capelli, sulla giacca, mentre i piedi diventavano umidi. Le buste della spesa erano pesanti e quando le auto sfrecciavano veloci sfiorandomi, perdevo l’equilibrio.

Le scale che portavano al mio appartamento erano ripide e controluce riuscivo a scorgere le impronte delle scarpe dei bimbi del sesto piano. A volte non riuscivo a resistere e cercavo di pulirle strofinando con lo straccio.

Ho sempre odiato il disordine. La polvere ostinata che ogni sera mi ossessionava con la sua invadente presenza sulla credenza della cucina, mi faceva diventare pazza.

Mi manca la mia casa, ci stavo bene. Adesso che sono qui, chiusa ormai da sette mesi in una minuscola stanza, tra le altre cose mi manca il profumo di pulito delle lenzuola, il pavimento lucido e gli specchi scintillanti.

Qui c’è uno specchio minuscolo vicino al lavandino, sporco e ossidato dal tempo, sulla cui superficie a malapena riconosco me stessa, Medusa, col volto segnato dal dolore, con gli occhi umidi di lacrime versate di nascosto, con l’animo oppresso da un peso opprimente e da una nostalgia struggente.

Racconterò la mia storia con sincerità, senza paura, senza tralasciare alcun particolare. Potrei dire che lo faccio per mille diversi motivi ma la verità è che ho bisogno di ricordare, di rivivere la passione incredibile che in quel periodo della mia vita mi ha travolta e trascinata fin qui.

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