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Immersi nelle colline di Massignano, un’oasi di tranquillità, e a due passi dal mare. Quando si ha voglia di regalarsi un weekend di serenità, buona cucina, splendidi paesaggi e molto altro!

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30:06:2013 LUCRECIA

Roberta Tamiso
lucrecia.jpgStrane cose i ricordi, frammenti di vita che svolazzano nell’aria come fiocchi di neve trasportati dal vento, granelli di polvere che svaniscono quando credi di averli afferrati.
Ho sempre avuto l’illusione di saper trattenere ogni memoria emersa dal passato, anche la più remota, ma a volte se chiudo gli occhi e mi volgo indietro vedo soltanto buchi neri circondati da figure sbiadite.
Quante volte ho sentito qualcuno dire di saper ricordare solo la felicità come se il dolore si autodistruggesse miracolosamente col passare degli anni. Magari fosse così anche per me: le lacrime e gli sguardi delle persone che ho amato, deluso e ucciso mi restano aggrappati addosso e vengono a trovarmi di notte sottoforma di incubi. Forse è ciò che capita a chi ha il privilegio di vivere due vite diverse, opposte. A chi muore per poi rinascere.
Spesso la prima vita si confonde nell’oblio del tempo ma il dolore resta e bisogna soltanto imparare a convivere con esso, addolcirlo con la quotidianità, abbellirlo con il trucco, con una spruzzata di profumo o con una nuova acconciatura, rendendolo un compagno fedele. A volte si riesce come per miracolo a farlo sembrare piacevole.
C’è un vento caldo che entra dalla finestra, anche se è dicembre. Si dice che porti neve: sarebbe bella una nevicata ora che arriva il Natale.
Roberta Tamiso
Avremo un ospite speciale stasera: Rebecca è intenta a preparare la paella, già il profumo ne riempie le stanze e se guardo dalla finestra, le strade di Madrid mi invitano a lasciarmi ingoiare dalla folla delle diciotto, l’ora in cui tutti abbandonano le proprie solitudini per confondersi con altre centinaia di persone come branchi in esodo.
È la città adatta a chi fugge la solitudine, il sole regala raggi d’oro che si riversano sulle case, sulle insegne dei negozi, sulle cupole delle chiese, sui volti bruniti della gente allegra e urlante, donandogli quella sfumatura purpurea di cui anche terra e cielo si colorano.
Da lontano mi giungono note di chitarra classica, suoni familiari di flamenco, che sembrano trafiggermi il petto, cacciarmi lacrime dagli occhi…sarà suggestione o forse è davvero una melodia nota… legata a un tempo tanto lontano e tanto triste.
È qui che ho scelto di ricominciare la mia vita, apparentemente senza una vera ragione, anche se a pensarci bene, dentro di me ho sempre saputo di appartenere al calore di questo posto e di chiamarmi Lucrecia. Dovevo soltanto capirlo, convincermi che valeva la pena lasciarsi alle spalle chi ero per diventare chi, sempre, avrei dovuto essere.

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